La Gi.Fra. è la Fraternità dei giovani che si sentono chiamati dallo Spirito Santo a fare l' esperienza della vita Cristiana alla luce del messaggio di S. Francesco d'Assisi, all'interno della Famiglia Francescana.
A motivo della scelta francescana vissuta nella Secolarità, i giovani maturano la loro vocazione nell'ambito della Famiglia dell'Ordine Francescano Secolare di cui la Gioventù Francescana è parte integrante. (dall'art. 1 de il Nostro volto )
Siamo il volto giovane dei francescani nel mondo.
Vogliamo vivere intensamente la nostra vita e accogliamo tutti i fratelli come dono, facendoci docili strumenti dell'Amore di Dio.
Giovani attratti da San Francesco che vogliono approfondire la loro vocazione cristiaprossimina e francescana. Elementi essenziali della nostra vocazione sono:
- sentirsi chiamati dallo Spirito Santo per fare in fraternità l'esperienza della vita cristiana
- scoperta progressiva di San Francesco, del suo progetto di vita e dei suoi valori
- presenza ecclesiale e sociale, come condizione per realizzare esperienze concrete di apostolato. Non siamo degli alieni, nè tantomeno dei santi, siamo dei ragazzi che cercano di crescere con dei valori, sperimentando nella fraternità la gioia di vivere ed un cammino di fede e di crescita sia cristiana che personale.
La Gi.Fra. è formata da giovani, si tratta di una tappa nella vita, che inizia al momento di entrare nell'adolescenza e termina nel momento di raggiungere la maturità personale.
E' un cammino vocazionale, il che presuppone una chiamata iniziale che si sviluppa verso una opzione di vita. La chiamata sollecita da parte del giovane una risposta individuale, che si conferma con un impegno personale dinanzi a Dio e in presenza dei fratelli.
E' un'esperienza di Fraternità, cioè una comunità di giovani credenti, figli dell'unico Padre, che condividono la loro fede sulla base dell'amore. Questa fraternità si situa nel seno della comunità ecclesiale nella quale vive ed opera.
La Gi.Fra. cammina alla luce del messaggio di San Francesco d'Assisi, cioè scopre ed assume progressivamente questo progetto di vita ed i suoi valori. Appartiene alla Famiglia Francescana come parte integrante dell' Ofs. (Linee Guida CIOFS )
Si è da poco concluso il Convegno Regionale Giovani che si è tenuto a Termini Imerese dal 2 al 5 Gennaio 2010. Il tema del convegno era "Che fantastica storia la vita!" ed è stata la prima esperienza di convegno regionale unitario per la Gifra di Sicilia. Sono stati giorni molto intensi e ricchi, che ci hanno permesso di fare fraternità e incontrarci veramente.
Durante il convegno abbiamo avuto dei relatori fantastici, Fra Mauro Billetta e Fratel Nello Dell'Agli, che ci hanno aiutato nelle tre tappe del convegno: l'elaborazione del passato e del presente e la costruzione del futuro. Inoltre giorno 3 Gennaio siamo andati a visitare una delle tre comunità di Biagio Conte a Palermo, e abbiamo avuto l'opportunità di conoscere Biagio e di toccare con mano la realtà difficile, fatta di emergenze e concretezza, nella quale lui vive e opera. Grazie a tutti fratelli, per esserci stati e per aver reso quest'esperienza unica e insostituibile nel nostro cammino!
Il Papa ha fatto sapere di avere intenzione di venire a Palermo il 3 Ottobre 2010. Due saranno gli eventi più significativi della visita che avrà carattere regionale e riguarderà dunque tutte le diocesi: il raduno delle famiglie e l'incontro con i giovani.
Cerco di dirlo pacatamente, quanto più posso, ma debbo dirlo ad alta voce perché mi accade frequentemente che amiche e amici mi domandino (ed io lo domandi a me stesso) cosa significhi
essere cattolico; e ne parlo in pubblico perché oggi più che in tante altre occasioni sento il bisogno di far parte di un gruppo che non accetta di vivere passivamente la storia. E dunque grido: se
pensassi ancora, come un tempo, che essere cattolico vuol dire prestare ossequio all’istituzione vaticana (lo stato-Santa Sede, la burocrazia ecclesiastica, il centro di potere che si incarica di
tradurre il vangelo in diplomatichese, sbiadendone il significato), allora preferirei considerarmi cristiano in diaspora, lontano da ogni denominazione. In queste ore, infatti, sono travolto da un
sentimento che è più che indignazione o rabbia o sconforto: la parola esatta per qualificarlo è schifo.
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PONZANO veneto - Don Aldo, 71 anni suonati ma l’energia di un ragazzo, sta rasando l’erba del campo sportivo accanto alla chiesa. Domenica decine di pullman convergeranno sulla parrocchia di Paderno di Ponzano, a pochi chilometri da Treviso, con un migliaio di immigrati a bordo. «È per il capodanno Bangla, festeggeranno qui da noi».
Qualche giorno fa, nel palazzetto a fianco, c’erano 400 romeni a pranzo dopo una cerimonia religiosa. William, ghanese, si avvicina a don Aldo e si accorda, in broken english, sul pagamento della bolletta della luce: ogni settimana quattro gruppi di africani protestanti (circa 200 persone) arrivano qui a pregare nei locali dell’oratorio. «No problem», gli risponde il sacerdote.
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Di seguito il testo dell’omelia che l’arcivescovo Francesco Montenegro ha pronunciato, presso il santuario di San Calogero, in occasione del Pontificale: Il termine Calogero, significa “bel vecchio”; nel mondo greco ciò che è bello, è anche giusto e buono. Egli, nato verso il 466 a Calcedonia sul Bosforo, (Tracia), giunse a Roma, ricevendo dal papa il permesso di vivere da eremita. Grazie ad una visione, venne in Sicilia. Fu a Lipari, a Sciacca, poi sul Monte San Cronio, dove è vissuto per 35 anni.
Probabilmente è arrivato su un barcone. Oggi diremmo che è arrivato nella nostra terra senza permesso di soggiorno, con pochi soldi in tasca. Per cui è vissuto di carità, aiutato dalla buona gente di allora. È vissuto così nella preghiera e disponibile, nonostante la sua pelle nera, ad aiutare i fratelli bianchi che lo avvicinavano.
Se è così, per coerenza con le leggi di oggi, dovremmo smettere di fare festa, togliere il simulacro di S. Calogero dall’altare e cacciarlo assieme a tutti coloro che non hanno la nostra nazionalità, perché probabilmente è da considerare un clandestino.
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Oggi siamo tutti consapevoli di vivere in un mondo sempre più globalizzato e segnato profondamente da diversità culturali, sociali, economiche, politiche e religiose. Siamo inoltre sollecitati da quotidiani fatti di cronaca che pongono interrogativi sull'accoglienza o sul respingimento dei migranti, nel Mediterraneo e in Europa come ai confini tra Messico e Stati Uniti d'America, in Estremo Oriente come all'interno dei Paesi dell'Africa subsahariana e ovunque ci siano rilevanti flussi migratori. Si tratta di un'«invasione» dalla quale bisogna «difendersi»? Oppure i poveri hanno il diritto,
appunto perché poveri, di bussare alle porte delle società benestanti?
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Il 2 luglio 2009 è stata votata una legge che rompe l’unità della famiglia umana e ne offende la dignità, prende piede l’idea che esistano esseri umani di seconda e terza categoria , un popolo di “non- persone”, di esseri umani, uomini e donne invisibili. E’ una perdita totale di senso morale e di sentimento dell’umano; questo accade, nel nostro paese che ha prodotto milioni di emigranti. La legge “porterà solo dolore”, osserva Agostino Marchetto del Pontificio Consiglio dei Migranti.
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Raddoppia il numero di operazioni finanziarie autorizzate dal ministero dell`Economia, aumenta di due volte e mezzo la quantità di denaro `movimentata`, triplicano i `compensi di intermediazione` che gli istituti di credito hanno incassato dalle aziende armiere e tornano saldamente in vetta alla classifica le banche italiane.
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Il rapporto annuale di Amnesty International del 2009 non ammette repliche: la politica internazionale, negli ultimi anni, ha messo a segno una serie di decisioni che hanno aggravato la posizione dei più deboli mettendo in serio pericolo il rispetto dei diritti umani.
È un vero pugno nello stomaco, specie se si pensa che buona parte dei sorprusi, avviene proprio nei paesi che fanno parte del G20 e che, almeno in teoria, dovrebbero dare il buon esempio.
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In occasione della Marcia per la Pace, che si è svolta a Palermo lo scorso 31 dicembre 2008, Telestrada ha realizzato un video documentario, con interventi, tra gli altri, di Rita Borsellino, monsignor Tommaso Valentinetti (presidente di Pax Christi Italia e arcivescovo di Pescara-Penne) e don Vittorio Nozza (Direttore di Caritas Italiana).
Aiutaci,san Francesco d'Assisi, ad avvicinare alla Chiesa e al mondo di oggi il Cristo. Tu, che hai portato nel tuo cuore le vicissitudini dei tuoi contemporanei, aiutaci col cuore vicino al cuore del Redentore, ad abbracciare le vicende degli uomini della nostra epoca.I difficili problemi sociali, economici, politici, i problemi della cultura e della civiltà contemporanea, tutte le sofferenze dell'uomo di oggi, i suoi dubbi, le sue negazioni, i suoi sbandamenti, le sue tensioni, i suoi complessi,le sue inquietudini. Aiutaci a tradurre tutto ciò in semplice e fruttifero linguaggio del Vangelo.Aiutaci a risolvere tutto in chiave evangelica, affinché tu stesso possa essere “Via – Verità – Vita” per l'uomo del nostro tempo. Amen.
(dalla preghiera a S.Franscesco di Giovanni Paolo II)